Scrittura Creativa

Scrittura Creativa: una Poesia per Tabita

Tabita

Tabita (Una Poesia Anche per Te)

Ho nominato questo post “Una poesia anche per te”, riprendendo il titolo di una famosa canzone di Elisa, e non potevo fare altrimenti. La storia che vi voglio raccontare, in lirica, è una storia molto triste, di miseria e squallore, che dall’asfalto delle nostre città vuole volare libera nel cielo. In fondo, come diceva Fabrizio De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Con la coscienza di non possedere nemmeno un briciolo del talento dei grandi poeti del Male (come Baudelaire) o della sensibilità di fenomenali cantautori (il già citato Faber, Lucio Dalla, Francesco Bianconi dei Baustelle…), voglio provare anche io a dare una forma estetica e aggraziata a una storia che di poetico non dovrebbe proprio avere niente. Forse per un eccesso di pietà verso gli ultimi o per l’empatia che mi lega, tante volte, a chi soffre. “Martino di Tours” rappresentava già bene la mia tendenza border-line. Ora, questo testo ne dà un ulteriore assaggio. Si chiama “Tabita”, antico nome femminile protagonista anche nella Bibbia, ed è una lirica quasi da cantastorie…

Tabita

Lontano nel tempo e dal nostro vissuto
fanciulle di un altro colore ridevano,
addolcendo l’impervio sentiero
che dal loro padron le conduceva.

In fondo al gruppo c’era Tabita,
rassegnata a non aver pace
come la foresta obbliga i suoi fiori
a sporadici raggi di luce.

Le ragazze ritornavano stanche
dopo ore passate a esercitare il “mestiere”:
farsi oggetto delle voglie più vili
di sventurati senza censure.

Per Tabita ogni notte era però la stessa:
solo il padron poteva violarla,
geloso custode dei suoi segreti talenti
e dei suoi occhi troppo brillanti.

“Tabita la Favorita” fu subito ribattezzata,
maledetta da tutte cagna infingarda,
il cui sguardo ingenuo e buono
scioglieva persino il potere più cupo.

Divenne quindi una stucchevole prassi
addebitare il malcontento a Tabita,
per un perverso legame di natura
tra la serpe del peccato e l’iniqua povertà.

Rea senza colpe per l’altrui egoismo
dovette sopportare ogni sorta di astio:
comunione di intenti di bocche ingiuriose,
una madonna sfregiata da malefiche accuse.

Allorché un mattino di Novembre,
una nube fredda e scura avvolse Tabita,
ottenebrando il colore delle cose,
privando il mondo delle sue forme meravigliose.

Per sempre al destino
s’arrese costei,
gli occhi fissi su un punto
senza più traccia d’intendimento.

Morì Tabita, per ben due volte,
e se lo sparo lo scrisse sul viso,
la firma ferale l’appose
ogni mancato sorriso.

Chi dei cieli va annunziando il Regno,
è solito adagiare il dolore all’ombra di un sogno,
come se un dolce avvenire spettasse di diritto
a chi, nella vita, ha patito troppo.


Ma tempo fa, in un diario, capii chi era Tabita.
Divampò dentro me il fuoco della sua lotta,
deciso a irradiare il più assoluto grigiore
con tutte le tonalità espresse dal mio cuore.

E fu così che vidi morire il bruco e la pupa,
di odio e gelosia,
fino al lucente nascere di una farfalla:
si chiamava Poesia.

Tabita | Una Poesia Anche per Te

Tabita è una donna schiava. Questa poesia è il suo grido di libertà.

Stefano Airoldi

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1 Comment

  • Reply
    L’eterno conflitto tra Sogno e Incubo | Letterariamente...
    30 aprile 2013 at 16:03

    […] Dal diario di Tabità: […]

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